Orti e dintorni

lavori-nellorto-in-inverno-500x500

Come vi avevo accennato a fine settembre, mi sono imbarcato nell’avventura dell’orto in affitto. Sono riuscito a coinvolgere mio fratello, con la sua famiglia, in modo da ridurre gli sprechi e condividere la spesa dell’affitto.

Da inizio ottobre due volte a settimana mi reco “in campagna”  per la raccolta. Il vecchio contadino, ma è un ragazzo, usa i social, una lista whatsapp e la sua pagina facebook,  per avvertire gli ortolani della raccolta. Oltre a prendere gli ortaggi c’è un piccolo mercatino di vendita di prodotti locali, miele e formaggio e ricotta e uova e vino, che fanno da cornice alle file numerate degli orti.

Insomma da circa un mesetto abbiamo raccolto e mangiato le insalate, la cicoria, la bieta, quando sono presenti prendiamo le uova. Oggi abbiamo preso un barattolo di miele. Insomma la scelta è stata giusta. Si mangia bene, i prodotti molto buoni e rigorosamente bio. Ancora dobbiamo raccogliere i cavoli, i broccoli e i finocchi, le carote. Dalla prossima settimana il contadino pianterà insalata iceberg, cipolle, cicoria, bieta per continuare la raccolta per la stagione. Le spese di insalate e altri ortaggi che di solito acquistavamo al supermercato si sono di fatto annullate.

L’avventura continua e iniziamo a prendere contatto anche con la comunità di ortolani che ha abbracciato il progetto di questo ragazzo. Vi terrò informati una volta al mese.

Villa Pamphilj

thumb_IMG_4127_1024

 

Dopo il turno mattutino e altri impegni, nel pomeriggio mi sono concesso una passeggiata rigenerante, defaticante,  a Villa Pamphilj.

Chi abita questo quartiere, Monteverde, sa che Villa, cosi la chiamiamo amichevolmente, può considerarlo il proprio giardino. Un’estensione verde della comunità. Un’oasi all’interno della capitale. Entri e subito sei immerso nella natura e come per magia i rumori urbani di motori e clacson e traffico spariscono, si fanno più soffusi.
Entrando, oggi, subito mi si parano davanti due suore come a dovermi ricordare che in fin dei conti, nella Città Eterna, dobbiamo avere a che fare con la religione.

thumb_IMG_4122_1024

Le lascio passare, le sento parlare a bassa voce quasi a non voler disturbare, e continuo la camminata tra i viali e le fontane e gli alberi della storica villa. Qui, durante la difesa della repubblica romana nel 1849, fu teatro dei uno dei più cruenti ed aspri scontri tra le truppe francesi che occuparono palazzo Corsini, a via della Lungara, e le truppe garibaldine che tentarono di riconquistarlo. Se entrate dalla parte di Porta San Pancrazio, potete vedere ancora le palle di cannone incastonate tra i muri. Qui durante un assalto fu ferito a morte Goffredo Mameli. Certo la villa era diversa da come la conosciamo oggi, era un tutt’uno con la campagna romana che dalle mura aureliane si estendeva fuori la città. Insomma sono luoghi importanti. Ogni anfratto di questa città è ricco di storia.
Mi addentro verso il laghetto e tra i cigni e papere e germani reali la mascotte della villa, una volpe chiamata Giglio, si trova a suo agio e guarda sorniona gli esseri umani. Sul perimetro del lago artificiale è un via vai continuo di animali, tartarughe acquatiche abbandonate da qualcuno che hanno trovato il loro habitat proprio qui. Ahimè noto anche che una colonia di topi passeggia tranquilla tra i pezzi di pane e scarti di cibo che la gente porta per i pennuti. Con il loro fare ansioso cercano di raccogliere e mangiare più cibo possibile. Ci vorrebbe una bella colonia felina per cercare di controllare il loro proliferarsi.

thumb_IMG_4125_1024

Prendo il viale a sinistra del laghetto e inizio una leggera salita che mi porta verso i “campi polo“, chiamati così perché in questo pezzo pianeggiante molto grande pakistani ed indiani giocano a cricket. Forse qualcuno ha sbagliato a chiamarli campi polo, chissà. Forse fa parte di quelle leggende metropolitane, tipo i coccodrilli nelle fogne.

Prima di arrivare ai “campi polo” sulla destra posso notare lo skyline del quartiere col tipico campanile della parrocchia Madonna de la Salette che si staglia alto tra i palazzi.
Continuo, do uno sguardo al Casino Algardi e al suo bellissimo giardino. Costeggio  la recinzione dei giardini e torno verso l’inizio della villa.
A farmi compagnia durante tutta la camminata il canto dei pappagalli che hanno preso possesso di alberi e anfratti. Con la calura estiva, se vi capita di venire a villa, pare di essere in una foresta tropicale dal chiasso che fanno questi pennuti dai colori sgargianti.
Termino da dove sono entrato andando a bere alla fontanella che da molto tempo fa sgorgare l’acqua. Ora hanno installato un rubinetto a pulsante, prima c’era una testa della lupa capitolina che buttava acqua dalla bocca e dal naso, se con le mani si faceva da tappo.

Oggi è stato un tuffo nella natura urbana, un ritorno al passato, alle domeniche pomeriggio trascorse in bici o col pallone, con colonna sonora la trasmissione radio “Tutto il calcio minuto per minuto” . Ora la radio è stata sostituita dall’ipod o smartphone, tutti chini, me compreso, a controllare notifiche e varie amenità tecnologiche distraendoci dalla natura che continua a modificare il paesaggio della villa.

Nuova avventura.

coltivare-orto-biologico_NG1

Qualche giorno fa ci imbattiamo su un video su Facebook. Un ragazzo spiegava un’idea semplicissima, ma molto valida. Lui mette a disposizione un’orto. In affitto. Lui lo coltiva, lo cura, tu raccogli (questo lo slogan con tanto di hashtag che non guasta mai: #iocoltivoturaccogli ).

Sabato scorso siamo andati all’evento “porte aperte” per sentire in prima persona il progetto, come funziona, conoscere “il vecchio contadino” , così si fa chiamare. Oltre alla spiegazione c’era una tavola con un piccolo aperitivo, bevande e miele e formaggi. Il miele ed il formaggio buonissimi, una ricotta spettacolare. Insomma dopo questi piccoli assaggi, sentito la spiegazione del progetto, abbiamo preso una zucca, tagliata direttamente dalla pianta, un po’ di ricotta e un pezzo di formaggio. Ci siamo lasciati con l’impegno di risentirci per fargli sapere se accettavamo di partecipare a questa avventura. Dopo qualche consulto in famiglia, ci siamo decisi. Abbracciamo il progetto di questo ragazzo. Insomma proviamoci e vediamo come va. Certo l’orto invernale ha tante incognite (grandine, mal tempo, gelo), non è come quello estivo che è più colorato, ma visto che sono un’idealista mi è subito piaciuta questa idea dell’orto in affitto.

Ne potevo fare uno io? Si tempo fa lo feci. Ma ho visto che richiede molto tempo da dedicare ed io ne ho poco. Però non chiudo la porta definitivamente, anzi, studierò, ruberò con gli occhi tutti gli accorgimenti che questo “vecchio contadino”  fa nel campo.
Chissà se poi, un giorno non lontano, può diventare un lavoro vero e proprio?

Vi aggiornerò per farvi sapere come sta andando.

Vi lascio il link della pagina facebook dove potete vedere questa idea. La pagina serve anche ai partecipanti per verificare la crescita delle piante se non si ha tempo, o voglia, di passare al campo. Qui il link 

Coordinate

orientamento-vi

Con questo articolo vi diciamo dove siamo stati nei giorni scorsi.

Abbiamo soggiornato qui: NaturHotel La Cort Hotel a conduzione familiare. Albergo con panorama sulla valle Gardena, bellissima la veranda che domina il paesaggio e dove si mangia. Nel hotel c’è una rilassante e grande spa. L’idromassaggio, le saune, le docce speciali ti rimettono al mondo dopo una giornata tra le montagne. Camere molto grandi e cucina fantastica e mai banale completano il tutto. Ma, inoltre, ci ha colpito la passione e la professionalità della famiglia che lo gestisce. Maria, la figlia, Martin, il padre e Karin la mamma, insieme a tutto lo staff dell’albergo formano un’ottima squadra. Sempre pronti a dare consigli su quali posti visitare, cosa fare in valle a Ortisei. Vogliono farti capire la cultura ladina  dei valligiani. In fondo una vacanza è, soprattutto, mescolanza di vita. Bravi. Continuate così.

Ad Ortisei per l’aperitivo pomeridiano siamo andati qui: Bar Soviso. Bar al centro di Ortisei, musica dal vivo e uccellini che partecipano attivamente agli aperitivi aspettando che qualcosa cada dai tavoli.

Dove abbiamo mangiato a pranzo lo trovate disseminato nei vari articoli della vacanza. Non li pubblichiamo.

Spesso ci siamo mossi coi mezzi pubblici. L’abbonamento settimanale lo ha fornito l’albergo. Ogni tanto, visto il flusso turistico di passeggeri, i bus sono in ritardo, aspettate e non fatevi prendere dall’ansia cittadina degli orari.

I parcheggi nella valle sono quasi tutti a pagamento. Le tariffe variano da parcheggio a parcheggio e, anche, dall’orario.

Se volete potete fare un abbonamento di tre giorni o sei giorni  per usufruire delle funivie del comprensorio. Noi non lo abbiamo fatto. In alcune escursioni siamo saliti e scesi a piedi.

Passate sempre all’ufficio informazioni dei paesi, se vi sfugge il bollettino dell’albergo, per poter sapere le attività, molte, della valle. Qui il sito se volete organizzarvi prima.

Ecco, queste sono le coordinate per muoversi almeno un po’ nella valle. Speriamo che le “coordinate” siano utili.

Vìves!

Vallunga, una tranquilla passeggiata.

L’amico giallo, che si è imbucato con noi in vacanza, ci ha confezionato questa passeggiata defaticante in Vallunga. Passeggiata per tutta la famiglia se fate il percorso facile, dalla Vallunga partono sentieri molto impegnativi per il parco Puez-Odle. Ah se conoscete la ferrata Sandro Pertinivi comunico che è stata smantellata e il passaggio è chiuso. Così recita un cartello all’entrata del parco.

Appena dentro potete vedere la cappella di San Silvestro (la potete vedere in foto, piccola sullo sfondo). Tipica costruzione tirolese, tetto spiovente con tegole in legno, altare col Santo e piccole panche per sedersi.
Quello che ci ha colpito di questa valle, oltre all’imponente paesaggio naturalistico, è stato il silenzio, anche se oggi era giorno di esercitazione per il gruppo di Carabinieri Alpini e l’elicottero faceva la spola dalla base al campo di addestramento. Pero’ il frastuono delle pale non è durato molto e nella valle sono tornati a riecheggiare i campanacci delle mucche al pascolo.

 

thumb_IMG_3944_1024

Che verde! Che montagne! Che spettacolo. Abbiamo camminato per circa due ore immersi in questo verde.

thumb_IMG_3945_1024

Il nostro giallo amico ha voluto delle foto artistiche questa volta! (si fa per dire).

thumb_IMG_3946_1024

Lungo il sentiero, sulla sinistra al limitar di alcuni alberi, incontriamo una croce con una foto. Mi avvicino e leggo che commemora una giovane ragazza che aveva troppo amore per la montagna. Un pensiero a lei prima di riprendere la marcia.

Il sentiero si addentra sempre di più, un laghetto sulla sinistra ci saluta, passiamo una staccionata e arriviamo alla fine della nostra camminata odierna.

thumb_IMG_3947_1024

Questo masso ci dice che se vogliamo continuare ci sarà da salire per altre due ore per la forcella per poi virare verso passo Gardena, il tutto su un sentiero che cammina sulle creste dei monti che noi vediamo da qui sotto la valle. Rimaniamo un po’ in questo angolo incantato, salutiamo qualche mucca in alpeggio, ci ristoriamo alla fontanella vicino ad un crocifisso, qualche foto e si torna da dove eravamo partiti.

thumb_IMG_3952_1024(Particolare della fontanella trovata al plan della Vallunga)

thumb_IMG_3953_1024

 

thumb_IMG_3960_1024
(Centro Addestramento Carabinieri Alpini. Targa commemorativa).

Tornati all’entrata siamo andati alla baita Ciampac . Prima di arrivare siamo passati accanto alla caserma dei Carabinieri e scopro che lì vi soggiornò il Presidente Pertini.
Ah quanto mancano queste figure di peso politico.

 

Oggi è l’ultimo giorno di vacanza e pertanto ci siamo dedicati ai pensierini/ricordo per i nostri nipotini. Niente spa dell’albergo. Non ne avevamo il tempo.

La vacanza dell’intruso è finita. Non voleva tornare con noi, ma siamo riusciti a metterlo in auto. Mentre leggete queste righe siamo in viaggio verso la Capitale, purtroppo il ritmo metropolitano prenderà il sopravvento e i luoghi che abbiamo visitato li porteremo con noi per affrontare con nuova grinta il tempo che ci aspetta per la prossima vacanza estiva.

 

 

P.s.: farò un articolo per darvi tutte le coordinate dove siamo stati.

 

Dopo la neve, il sole!

Dopo la neve, il sole! Oggi nemmeno una nuvola era in cielo. Limpido, azzurro. Al mattino ancora un po’ freddo, ma poi l’aria si è intiepidita.

Questa notte il nostro amico ha studiato un percorso. Ci ha detto di andare sull’altopiano delle Alpe di Siusi passando per il sentiero che porta a Bulla e poi via verso i prati verdi frequentatissimi dalle mucche di alpeggio.

Il sentiero inizia subito in salita. Una salita non impegnativa, costeggia il torrente che da monte scorre verso il Rio Gardena. Arrivati in cima, dopo circa un’ora e quaranta di cammino, la vista si apre al panorama.

thumb_IMG_3933_1024

Durante la notte e la mattina la neve è rimasta aggrappata alle montagne. Ora è sparita e si è trasformata in dolce acqua per i prati e fiori e animali.

Siamo arrivati alla baita Sanon per un pranzo leggero e poi a prender il sole. Ci siamo, ovviamente, arrostiti mentre dormivamo sulle sdraio offerte dalla baita. Anche il nostro amico ha approfittato del sole su una panca.

thumb_IMG_3928_1024

Dopo aver riposato abbiamo ripreso la marcia per il ritorno a casa. Foto ricordo di questa impresa del nostro amico le potete vedere qui sotto.

thumb_IMG_3934_1024thumb_IMG_3936_1024

Al ritorno abbiamo intrapreso il sentiero dei mulini. Sono due. Crediamo ancora funzionanti per i turisti. Oggi non erano in funzione.
Arrivati alla fermata del bus, ormai euforici della camminata e per non attendere circa 40 minuti, abbiamo deciso di andare a piedi in albergo. Ultimo strappo, tipo Gran Premio di Montagna di ciclistica memoria, prima del  meritato bagno defaticante nella spa.

Domani è l’ultimo giorno di montagna chissà cosa ci organizzerà il nostro amichetto giallo.

E alla fine la neve arrivò.

Questa notte il nostro amichetto giallo non ha dormito. Aveva letto scrupolosamente siti di previsioni meteo e ci ha detto che in quota doveva arrivare la neve di agosto. Noi, ovviamente, non gli abbiamo dato tanto peso e ci siamo addormentati con la pioggia battente. Lui è rimasto in finestra.
La mattina, alle luci dell’alba, ci chiama. Era eccitatissimo. Ci svegliamo e andiamo subito in finestra e… la neve era scesa durante la notte sui monti attorno all’albergo. Spettacolo!

Abbiamo atteso la colazione, e poi subito in auto per raggiungere la stazione dei bus di Ortisei. Da lì poi in bus per Passo Gardena.
Mentre salivamo per i tornanti della strada, il paesaggio da verde diventava bianco. C’era come una linea immaginaria che delimitava il manto bianco. Ah la natura è sempre sorprendente.

Scesi dal bus, dopo un caffè al bar del passo dolomitico, ci siamo incamminati verso la chiesetta di San Maurizio costruita dagli alpini. Quanta neve attorno a noi!

thumb_IMG_3901_1024

Ecco la prima foto che lo ritrae sulla panchina affianco la chiesa. Dietro di lui potete ammirare il Sassolungo. A dir la verità così pare un pandoro morsicato in più punti con una spolverata di zucchero a velo. Noi cittadini non siamo abituati a questi scenari. Ritorniamo bambini appena vediamo un manto bianco. Infatti è scattata la solita battaglia di palle di neve.

Continuiamo a salire per un po’, il sentiero ricoperto di neve risultava pericoloso da affrontare, per fare un po’ di foto panoramiche. Eccole qui.

thumb_IMG_3904_1024

 

thumb_IMG_3903_1024

Si trova proprio a suo agio sul manto bianco. Noi un po’ goffi, a mo’ di pinguini, camminavamo sulla neve. Che bello vedere la Dama Bianca a fine agosto. Che regalo inaspettato.

thumb_IMG_3905_1024

Giornata memorabile. Stanchezza tanta e freddo atipico per la fine di agosto.
Lui dopo la passeggiata si è rintanato nella mia tasca dei pantaloni, aveva freddo. Una volta sul bus, sulla via del ritorno, ci ha chiesto di metterlo dentro lo zaino perché voleva dormire. Tra un po’ si sveglierà e troverà la meta di domani.

Merano e dintorni.

Il nostro amico, dopo aver passato una notte insonne a vedere il film la Principessa Sissi, ci ha suggerito di andare a Merano, scelta quasi obbligata per via del maltempo.
Ci siamo messi in viaggio, lui era tutto contento perché a Merano c’è la statua della Principessa, che si recava spesso in quella città.

Arrivati, ci siamo subito diretti nel centro. Cittadina carina, ricca di portici e di negozi. I nomi delle strade ricordano i luoghi antichi della città (piazza del grano, ponte della posta…).
Andiamo alla ricerca della statua della Principessa. Dopo qualche consulto sulla cartina per individuare il luogo, siamo arrivati davanti alla statua. Lui ha voluto una foto ricordo. Si è messo letteralmente ai suoi piedi.

thumb_IMG_3891_1024

Cercatelo bene nell’immagine. Se lo trovate lasciate un commento.
Continuiamo la passeggiata per le strade e lungo il fiume. D’inverno i lungo fiume diventano i luoghi dove si svolgono i famosi mercatini di Natale. Ci siamo detti di tornare per vederli e per assaporare il sano freddo oggi, invece, era molto caldo, umido e pioveva. Ah questo mal di clima.

Su un ponte sul fiume è scattata la foto ricordo.

thumb_IMG_3892_1024

Eccolo fischiettare contento. Siamo andati a pranzo qui . Pranzo ottimo. Prezzi onesti. Consigliamo di pranzare qui se vi trovate a Merano.
Nel dopo pranzo è continuata la passeggiata. Ma la stanchezza dei giorni passati si è fatta sentire e alle tre del pomeriggio viriamo verso l’albergo.

Stravolto dalla giornata cittadina sono crollato nel letto per una profondo sonno pomeridiano. Lui lo faceva dal dopo pranzo.

Col Raiser sulle nuvole.

La notte ha portato consiglio. Lui ha deciso dove andare. Ci siamo avventurati al Col Raiser arrivando in cima al Seceda.
Dopo la classica colazione nutriente, ci siamo diretti al parcheggio della funivia con l’auto. Oggi abbiamo inquinato un po’ anche se la macchina è mezza elettrica e il conteggio della Co2 emessa dovrebbe andare a pari con l’utilizzo del motore elettrico.
Arrivati sul posto, posteggiata tra le strisce bianche (ma sempre richiesto un prezzo per il parcheggio 3,50€), indossato lo zaino abbiamo preso la funivia. Lui era eccitatissimo, era la prima volta per lui in funivia, e ha voluto farsi una foto.

thumb_IMG_3823_1024

Eccolo tutto euforico. Qualche turista tedesco nella cabina lo ha riconosciuto e lui, per timidezza, è subito rientrato nella tasca. Secondo me aveva paura.
Arriviamo al punto di partenza per la nostra passeggiata, l’altimetro segna 2107 m di altitudine. Giriamo un po’ per trovare il giusto sentiero per andare sulla cresta del Seceda. Giriamo le spalle e ci si presenta un panorama mozzafiato. Lui ha iniziato a fare casino dentro la tasca e ha voluto farsi una foto.

thumb_IMG_3825_1024

Ho dovuto sacrificare la foto panoramica altrimenti si sarebbe confuso con l’erba. Iniziamo la salita. Tempo totale per il giretto, tra salita sulla cresta, discesa alla baita scelta per il pranzo, è di 2h e 2 minuti per un totale di 6 km e 330 m con un dislivello di 363m. Arrivati sulla cresta il panorama ci rapisce. Pareva di stare sul tetto della vallata. Da una parte si vedeva il Sassolungo e il Sassopiatto, il complesso del monte Sella. Dalla parte opposta, Plan de Corones colla Valle Aurina sullo sfondo.
Anche qui c’è stato il momento foto.

thumb_IMG_3827_1024

Eccolo in versione scalatore. Arrivato sulla cresta, 2450 m di altezza,  è stato anche lui rapito dall’emozione del panorama. Dopo un po’ mi chiede di metterlo nella tasca perché non riusciva più a rimanere lì e a muoversi. Secondo me soffre di vertigini, ma non lo vuole ammettere.

Scendiamo per andare a pranzo e ci fermiamo, come lo scorso anno, alla baita Daniel (qui il sito). Solita birra Weiss per integrare i sali persi durante la camminata. Pranzo a base di polenta e salsicce alla griglia, dolce della casa a base di panna cotta al fieno e frutti di bosco, grappe digestive.
Finite le grappe comincia la discesa per il parcheggio dove ci sta aspettando l’auto. Una discesa dolce, non come quella del primo giorno. Qualche tratto era ancora zuppo di fango per via della pioggia della notte. Qualcuno è scivolato inzaccherandosi. Chissà chi sarà stato?

Arrivati alla macchina, riponiamo tutto nel bagagliaio, torniamo in albergo e ci siamo diretti per un’oretta all’idromassaggio. Ci vuole dopo una fatica così. Ovviamente lui, come di consueto, ha dormito. Tra un po’ si sveglierà e sceglierà il percorso di domani.

Val d’Anna

Sta per chiudersi questa giornata. Abbastanza lunga. Oggi ci siamo svegliati un po’ tardi rispetto la tabella di marcia che c’eravamo imposti. Eravamo tutti ancora in fase di recupero energie. I dolori muscolari poi ci hanno fatto compagnia tutto il giorno ad ogni passo. La discesa di ieri è stata devastante. A fine vacanza farò un articolo con le foto che mi hanno colpito, così vi farò vedere un tratto della discesa che abbiamo fatto il primo giorno.

                                 ________________________________________________________

Stamattina dopo aver fatto colazione e aver atteso l’autobus per ben mezz’ora, uno era in ritardo e pieno e non si è fermato, il successivo era dopo una ventina di minuti ma effettuava un altro giro passando per le vie di un frazione e rischiando gli specchietti, siamo arrivati a Ortisei. Su suggerimento del nostro amico abbiamo deciso di andare in Val d’Anna. Ci ha assicurato che ci saremmo riposati dal tappone di ieri, inoltre ci ha detto che è anche un percorso romantico per via di alcune cascate.

Ci siamo incamminati verso questa valle e subito ci chiede una foto.

thumb_IMG_3761_1024

Eccolo qui, immortalato sul ponte sul torrente. Ci addentriamo per la valle per questo  cammino defaticante. Camminiamo sulla sinistra del torrente. Percorso per famiglie con al seguito passeggini, figli, cani, nonni. Insomma una strada tranquilla. Lungo il fiume incontriamo amache e panchine e giochi per bambini. Alla destra del ruscello c’è un parco avventura molto interessante. Chissà se riuscirò a convincere Lei? Ma riprendiamo il racconto. Arriviamo subito al cafè di Val d’Anna. Quindi abbiamo deciso di inerpicarci sul sentiero. In mezzo ai prati, sotto ai masi, abbiamo visto tre caprioli intenti a brucare l’erba. La merenda è durata poco, si sono rintanati nel bosco perché impauriti da un cane. Peccato non aver fatto in tempo a scattare una foto. Ovviamente lui era molto euforico, ci ha detto di continuare perché aveva letto che più in là avremmo trovato le cascate.

Sapete lui la notte, mentre noi dormiamo, legge la guida del posto, controlla la cartina IGM per poi suggerirci il percorso il giorno successivo. E’ proprio in gamba.

Continuiamo a camminare, svoltiamo e cominciamo a scendere il sentiero. In realtà notiamo che d’inverno si tramuta in pista da sci. La discesa si fa sentire, le gambe sono a pezzi. Ma arriviamo alla prima cascata. Chiedo se vuole una foto ma mi dice che la vuole a quella successiva.
Riprendiamo i passi e poco dopo arriviamo alla seconda cascata. Qui vuole immortalare il momento.

thumb_IMG_3769_1024

Eccolo nella sua meravigliosa sfrontatezza. Guardate che coraggio che ha!
Rimetto dentro lo zaino il telefono, il cappello. Lui mi chiede se può riposarsi e farsi trasportare. Lo accontento. Nel lento incedere dei miei passi sento russare dal mio zaino. E’ lui che dorme beato. Approfittiamo del suo pesante sonno per pranzare e poi tornare indietro. Siamo arrivati in albergo che lui ancora dormiva. Nel silenzio più assoluto, ci siamo infilati i costumi e siamo andati in piscina.
Ancora dorme. Chissà se riuscirà a preparare il percorso di domani?