Casa Famiglia

 

ludobus-giornata-mondiale-del-gioco-724x1024

 

 

Venerdì scorso sono stato invitato alla festa per i 20 anni della Casa Famiglia Oikos di Napoli.

Ma facciamo un po’ di storia. La parrocchia romana che frequento è gestita dai Missionari della Madonna de La Salette, i missionari gestiscono anche una parrocchia a Napoli  nel rione Traiano un quartiere problematico. Appunto venti anni fa circa, il parroco Padre Angelo, persona illuminata dal bene, si prodigava affinché il quartiere rinascesse. Col suo impegno e con quello di altre persone, che possiamo definire un po’ “folli”, è stata ristrutturata una ex scuola, davanti la chiesa, che è diventata un “centro sociale” per il quartiere. Ora offre un centro medico di strada, un centro Caritas che distribuisce generi alimentari per i poveri, un cineforum di quartiere, offre ripetizioni delle lezioni scolastiche, insomma un punto di aggregazione per gli abitanti.
Sempre in quegli anni, oltre al centro sociale, si gettarono le basi per l’attuale Casa Famiglia. Venne fondata una cooperativa sociale e tra mille difficoltà, imprevisti, aiuti, ora gestisce una struttura  dove vengono ospitati bimbi che vivono situazioni di disagio sociale. Questa realtà, che si trova vicino alla parrocchia e al centro sociale, si è radicata nel tessuto sociale napoletano e fa  parte di una rete territoriale che li vede in una stretta ed intensa collaborazione fra diversi enti del privato sociale, il Comune di Napoli ed altri Comuni, istituzioni pubbliche (scuole, ASL, Tribunale per i Minorenni).

Questa Casa Famiglia ha compiuto 20 anni di attività e sono stato invitato alla festa. Festa che ha avuto una grande partecipazione da parte dei cittadini e da parte delle istituzioni, ed è stata occasione per una raccolta fondi per l’acquisto di una nuova auto (quella attuale è diventata un po’ vecchiotta).

La mia storia con quella della Casa si intreccia prima della sua fondazione. Ho partecipato al primo campo estivo se così lo possiamo chiamare. Era una allegra armata brancaleone di bimbi e ragazzi e adulti con l’immancabile figura di Padre Angelo. Ho dato una mano a quei “visionari”, e un po’ “pirati”, a far trascorrere due settimane al mare agli ospiti più piccoli di quella comunità. Quanti divertimenti, quanti sorrisi. Di strada, da quella prima esperienza, ne ha fatta. E’ bello vedere ora che quei semi buttati sono diventati un albero di venti anni. L’idea di Padre Angelo era ed è giusta, donare un po’ di normalità a quei bimbi, futuri cittadini, e seminare nelle loro coscienze che un mondo diverso è possibile e avere la possibilità di realizzare il proprio progetto di vita, non è un sogno ma una realtà.

Grazie Padre Angelo per la tua “follia” e grazie a chi l’ha seguito e ha fatto di tutto affinché quei semi crescessero.

Vi lascio i contatti se volete rimanere aggiornati sulle attività della cooperativa:

https://www.progettouomo.org/ 

Ginnastica ritmica

ballo.jpg

Domenica scorsa ho assistito alle gare regionali di ginnastica ritmica della mia nipotina in quel di Morlupo. Palazzetto dello sport gremito, a fatica abbiamo trovato posto tra gli spalti. Musica assordante, stesse prove a seconda delle categorie.

Bambini elettrizzati coi loro genitori al seguito. Doveva durare giusto il tempo dell’esibizione ma invece, per ritardi vari, ci siamo sorbiti le esibizioni delle altre partecipanti, la premiazione della categoria e la presentazione di quella successiva.

Alla fine la povera piccola, a digiuno, si è esibita alle 14 con ben un’ora e mezzo di ritardo dal programmato. Dopo la sua esibizione, fortunatamente, sono passate alle premiazioni e la sua squadra ha vinto la medaglia d’oro di categoria. Bene, bravissima. Sei sulla strada giusta.

Una riflessione: non avevo mai assistito ad una sessione di gara di ginnastica ritmica dal vivo. Sport minore, ma minore a chi? non si sa. Lo sport è lo sport. Punto. Peccato pero’ che non abbiamo una eco mediatica sui media  come le partite di calcio dalla categoria pulcini in su. Forse è proprio questa cultura dello sport che manca in Italia.

Orto in giardino

orto1

 

Lo scorso anno ho aderito al progetto di un ragazzo (il vecchio contadino), dove lui proponeva gli orti in affitto. Ho preso, insieme a mio fratello, l’orto per la stagione invernale (ottobre-febbraio). Abbiamo così  mangiato i broccoli e cavolfiori e carote e finocchi. Nei giorni prestabiliti andavo all’orto e raccoglievo dalla pianta. Una bella iniziativa. Lui, il vecchio contadino, pensava alla “manutenzione” dell’orto, gli ortolani dovevano solo raccogliere.
Verso gennaio scorso ha proposto l’affitto dell’orto estivo ed ho subito aderito. Quello estivo è più colorato, più produttivo rispetto a quello invernale.

La settimana scorsa ricevo un messaggio dal contadino dove mi avverte che, per le poche adesioni all’orto estivo, il progetto “orti in affitto, io coltivo tu raccogli” non partiva ma si evolveva in un unico orto grande dove si prendevano i frutti e si pagava a peso forfettario. Dopo una rapida consultazione con la mia fidanzata, abbiamo deciso di provare a fare un orto nel giardino. Lo abbiamo deciso perché non ci piace l’idea dell’orto unico, anche se ci siamo promessi di passare qualche volta per prendere il formaggio e le uova. Auguriamo al “vecchio contadino” buona strada.

Armato di vanga, dopo aver ricevuta una lezione di vangatura dal vicino 82enne e dopo aver delimitato l’area scelta per realizzare l’orto, ho iniziato a smuovere la terra. Lo potete vedere nella foto in alto. All’incirca sono 30 mq. Spero che per metà mese di aver finito l’operazione di vangatura e concimatura ed iniziare a piantare l’orto estivo.

Cercherò di aggiornare questo blog sugli avanzamenti della coltivazione e produzione. Stay tuned.

Il telefono tira le somme.

ios12-iphone-x-settings-screentime-device-today

I possessori del melafonino, dall’ultimo aggiornamento del sistema operativo, ogni settimana, ricevono la notifica del tempo di utilizzo del device. Ogni domenica leggono quanto tempo passano davanti allo schermo, quante notifiche ricevono e così via.

Oggi, domenica, la notifica è arrivata. Puntuale. Mi dice che la mia media di utilizzo è aumentata dalla scorsa settimana, ben 8% in più. Insomma tanto, secondo me. Il totale settimanale conteggiato dalla app è di ben 36h e 38 primi. Di questo tempo mi conta anche quanto ne ho passato sulle singole applicazioni. 7h e 50 minuti sul noto programma di messaggistica istantanea, 4h con il gioco delle caramelle, stesso tempo per il social network della effe e via contando. Sorvolo, si fa per dire, sulle notifiche ricevute (ca 241 al giorno) e veniamo al mio pensiero che vorrei condividere con voi che leggete.

Questa applicazione nativa dell’Iphone è molto utile. Utile perché ti fa capire quanto tempo si passa sul piccolo schermo. Insomma i numeri ti mettono con le spalle al muro, ti inchiodano e ti fanno pensare. Se prendiamo i miei dati settimanali praticamente ho passato un giorno e mezzo a ricevere e leggere e inviare messaggi, giocare per passatempo e via discorrendo. Quindi su sette giorni a disposizione ne ho buttati, si è così non prendiamoci in giro, tre. Troppi. Devo cambiare questi numeri.

Alla luce di quanto scritto, visto anche il  tempo buttato davanti ai cinque pollici di vetro, comincerò dal modificare le mie, insane, abitudini. Prima cosa, ridurrò la mia attività sui social fino alla cancellazione, oramai sono diventati bar aperti h24 dove la gente vomita qualunquismo. Torno indietro, agli albori del web. Ecco. Sceglierò quali account tenere aperti sui social, poi taglierò i fronzoli. Via.

Ai possessori del melafonino suggerisco di intraprendere la stessa strada se non vorrete aumentare i minuti trascorsi sul telefono.

Ovviamente vi aggiornerò sugli sviluppi della mia personale lotta col tempo. Stay tuned.

L’anno che verrà.

i-dodici-mesi-di-giuseppe--maria-mitelli.

Il nuovo anno è iniziato da meno di quarantotto ore. Ognuno di noi nella notte di San Silvestro ha espresso un desiderio o ha mandato a quel paese le cose brutte dell’anno appena passato. Con questo post, come intenzione del 2019,  voglio rimettere in ordine il blog, dargli una forma un’anima.

Quest’anno tenterò di scrivere più articoli, insomma di far vivere, e di vivere, il blog. Credo che lentamente lascerò il social dalla effe bianca per dedicarmi alle pagine elettroniche. Inoltre dovrò collaborare con un progetto, ma vi aggiornerò.

Per concludere, oggi articolo molto breve, vi auguro di essere il cambiamento che volete vedere nella vostra porzione di mondo.

Oscar

IMG_4257

Oggi vi parlo di Oscar. Chi è? E’ un gatto ovviamente. Potete vederlo in foto. Da un po’ di giorni non si vede più davanti alle ciotole dei croccantini. Dovete sapere che qui abbiamo i “gatti da guardia” , come li ho soprannominati. Sono i gatti del giardino, spiriti liberi che in cambio di cibo tengono sotto controllo le presenze di roditori nel prato.

Lui faceva parte della guarnigione ora ridotta ad una presenza: quella di Dorian II. Ma torniamo ad Oscar. E’ apparso quasi per caso un giorno, portato dalla madre. Si è subito attaccato a noi abitanti della casa, ci aspettava davanti alla porta, ci osservava dalla finestra. Quando qualcuno di noi usciva dalla porta subito si parava davanti ad aspettare una carezza, un saluto. Lui ricambiava facendo le fusa tra le gambe.
Quando vedeva che armeggiavo col taglia erba nel prato, lui osservava sornione e con gli occhi seguiva ogni mio movimento. Quando col vicino parlavamo del più e del meno, lui si parava in mezzo e tra le nostre chiacchiere ci scappava un suo miagolio.

Da qualche giorno, come ho accennato, non si vede più. Gli ultimi giorni stava male. Lo abbiamo portato dal veterinario, tentando di rimetterlo in sesto. Ma la terapia è stata interrotta dalla sua scomparsa.

Ogni tanto, guardando dalla finestra, spero in un suo ritorno. Ma ancora niente. Chissà. Mi mancano i suoi agguati per cercare una carezza.

Ciao Oscar. Ovunque tu sia.

Bohemian Rapsody (riflessioni semi serie)

Bohemian-Rapsody2-800x445

Lo scorso lunedì, dopo una lunga assenza nelle sale,  sono andato a vedere il film Bohemian Rapsody. Fermi non è una recensione, voglio solo raccontarvi quello che penso dopo averlo visto.

Sono un grande appassionato, quasi tendente al fan, dei Queen. Così tanto appassionato che dopo la dipartita del cantante per me è stato molto difficile continuare ad ascoltare i loro LP. Li ho conosciuti in un negozio di dischi del mio quartiere. Era il 1989 quando riuscii ad acquistare la cassetta dell’album The Miracle. La loro musica mi entrò subito nel cuore e nella testa. Da lì iniziò un innamoramento del quartetto inglese. Il mio walkman era solo per loro. Un anno, per il mio compleanno, i miei amici mi regalarono il VHS del concerto Live at Wembley e li costrinsi a guardarlo con me. Poi col tempo ero riuscito a reperire tutta la loro discografia. Ma nel novembre 1991 tutto crollò. Da lì in poi iniziò un lento oblio, come a volerli conservare dentro di me. E’ accaduto anche con un altro gruppo: i Nirvana, ma ne scriverò in un altro articolo.

Dicevo, lunedì sono andato a vedere il film un po’ per curiosità, un po’ per rivedere un vecchio amore e così è stato. Insomma rivedere, e risentire quelle note, è stato come incontrare un amore passato, una passione sopita. Non è un documentario sulla band, è un film e quindi una storia romanzata, ci sono delle imprecisioni, certo, ma chi se ne frega. La storia tiene, la musica, e che musica, la fa da protagonista. Insomma mentre lo guardavo ripensavo ai giorni passati in loro compagnia, a vedere come Freddie si muoveva sul palco, i suoi abiti e tutta la band e la folla che saltava e cantava. E qui arrivano le considerazioni del nuovo innamoramento.

La prima: peccato non aver partecipato ai loro concerti. Chissà se fosse stato ancora vivo avrei fatto di tutto per assistere ad un loro spettacolo. Peccato che sia morto troppo presto. Se fosse ancora vivo, i suoi baffi tendenti al bianco, la sua voce…

La seconda: ma quando ricapitano gruppi così? . Non si vedono all’orizzonte musicisti e cantanti e gruppi capaci di trasmettere quello che trasmettevano loro e con loro i gruppi “anziani” della musica poprock.
Devo dare ragione a Gino Castaldo che giorni fa scriveva un articolo molto interessante sull’argomento “musica pop rock”

La terza: la forma liquida che la musica, ma non solo, ha intrapreso, la sta trasformando. Digital store, programmi di streamig audio, Mp3, Flac e via discorrendo hanno cambiato in modo indelebile la sua fruizione. Se tornate un po’ indietro col testo riuscite a trovare dei termini che alcuni di noi, intendo della popolazione mondiale, nemmeno conoscono. VHS, musicassetta, walkman sono cose del secolo scorso però era un altro modo di sentire, e non di ascoltare, musica.
Insomma la tecnologia è andata avanti, ma se vogliamo sentire davvero la musica dobbiamo affidarci al buon vecchio vinile. Non agli Mp3, AAC e altri algoritmi informatici.

Concludendo, andate a vedere il film se siete nati sul finire del secolo scorso. Fatelo vedere ai vostri figli, non solo per la storia che il film racconta (altro che talent!), ma soprattutto per fargli sentire della buona musica. Quando tornate a casa andate subito su Youtube e fategli vedere la performance del Live Aid. Le loro orecchie vi ringrazieranno.