Ginnastica ritmica

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Domenica scorsa ho assistito alle gare regionali di ginnastica ritmica della mia nipotina in quel di Morlupo. Palazzetto dello sport gremito, a fatica abbiamo trovato posto tra gli spalti. Musica assordante, stesse prove a seconda delle categorie.

Bambini elettrizzati coi loro genitori al seguito. Doveva durare giusto il tempo dell’esibizione ma invece, per ritardi vari, ci siamo sorbiti le esibizioni delle altre partecipanti, la premiazione della categoria e la presentazione di quella successiva.

Alla fine la povera piccola, a digiuno, si è esibita alle 14 con ben un’ora e mezzo di ritardo dal programmato. Dopo la sua esibizione, fortunatamente, sono passate alle premiazioni e la sua squadra ha vinto la medaglia d’oro di categoria. Bene, bravissima. Sei sulla strada giusta.

Una riflessione: non avevo mai assistito ad una sessione di gara di ginnastica ritmica dal vivo. Sport minore, ma minore a chi? non si sa. Lo sport è lo sport. Punto. Peccato pero’ che non abbiamo una eco mediatica sui media  come le partite di calcio dalla categoria pulcini in su. Forse è proprio questa cultura dello sport che manca in Italia.

Orto in giardino

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Lo scorso anno ho aderito al progetto di un ragazzo (il vecchio contadino), dove lui proponeva gli orti in affitto. Ho preso, insieme a mio fratello, l’orto per la stagione invernale (ottobre-febbraio). Abbiamo così  mangiato i broccoli e cavolfiori e carote e finocchi. Nei giorni prestabiliti andavo all’orto e raccoglievo dalla pianta. Una bella iniziativa. Lui, il vecchio contadino, pensava alla “manutenzione” dell’orto, gli ortolani dovevano solo raccogliere.
Verso gennaio scorso ha proposto l’affitto dell’orto estivo ed ho subito aderito. Quello estivo è più colorato, più produttivo rispetto a quello invernale.

La settimana scorsa ricevo un messaggio dal contadino dove mi avverte che, per le poche adesioni all’orto estivo, il progetto “orti in affitto, io coltivo tu raccogli” non partiva ma si evolveva in un unico orto grande dove si prendevano i frutti e si pagava a peso forfettario. Dopo una rapida consultazione con la mia fidanzata, abbiamo deciso di provare a fare un orto nel giardino. Lo abbiamo deciso perché non ci piace l’idea dell’orto unico, anche se ci siamo promessi di passare qualche volta per prendere il formaggio e le uova. Auguriamo al “vecchio contadino” buona strada.

Armato di vanga, dopo aver ricevuta una lezione di vangatura dal vicino 82enne e dopo aver delimitato l’area scelta per realizzare l’orto, ho iniziato a smuovere la terra. Lo potete vedere nella foto in alto. All’incirca sono 30 mq. Spero che per metà mese di aver finito l’operazione di vangatura e concimatura ed iniziare a piantare l’orto estivo.

Cercherò di aggiornare questo blog sugli avanzamenti della coltivazione e produzione. Stay tuned.

Il telefono tira le somme.

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I possessori del melafonino, dall’ultimo aggiornamento del sistema operativo, ogni settimana, ricevono la notifica del tempo di utilizzo del device. Ogni domenica leggono quanto tempo passano davanti allo schermo, quante notifiche ricevono e così via.

Oggi, domenica, la notifica è arrivata. Puntuale. Mi dice che la mia media di utilizzo è aumentata dalla scorsa settimana, ben 8% in più. Insomma tanto, secondo me. Il totale settimanale conteggiato dalla app è di ben 36h e 38 primi. Di questo tempo mi conta anche quanto ne ho passato sulle singole applicazioni. 7h e 50 minuti sul noto programma di messaggistica istantanea, 4h con il gioco delle caramelle, stesso tempo per il social network della effe e via contando. Sorvolo, si fa per dire, sulle notifiche ricevute (ca 241 al giorno) e veniamo al mio pensiero che vorrei condividere con voi che leggete.

Questa applicazione nativa dell’Iphone è molto utile. Utile perché ti fa capire quanto tempo si passa sul piccolo schermo. Insomma i numeri ti mettono con le spalle al muro, ti inchiodano e ti fanno pensare. Se prendiamo i miei dati settimanali praticamente ho passato un giorno e mezzo a ricevere e leggere e inviare messaggi, giocare per passatempo e via discorrendo. Quindi su sette giorni a disposizione ne ho buttati, si è così non prendiamoci in giro, tre. Troppi. Devo cambiare questi numeri.

Alla luce di quanto scritto, visto anche il  tempo buttato davanti ai cinque pollici di vetro, comincerò dal modificare le mie, insane, abitudini. Prima cosa, ridurrò la mia attività sui social fino alla cancellazione, oramai sono diventati bar aperti h24 dove la gente vomita qualunquismo. Torno indietro, agli albori del web. Ecco. Sceglierò quali account tenere aperti sui social, poi taglierò i fronzoli. Via.

Ai possessori del melafonino suggerisco di intraprendere la stessa strada se non vorrete aumentare i minuti trascorsi sul telefono.

Ovviamente vi aggiornerò sugli sviluppi della mia personale lotta col tempo. Stay tuned.

L’anno che verrà.

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Il nuovo anno è iniziato da meno di quarantotto ore. Ognuno di noi nella notte di San Silvestro ha espresso un desiderio o ha mandato a quel paese le cose brutte dell’anno appena passato. Con questo post, come intenzione del 2019,  voglio rimettere in ordine il blog, dargli una forma un’anima.

Quest’anno tenterò di scrivere più articoli, insomma di far vivere, e di vivere, il blog. Credo che lentamente lascerò il social dalla effe bianca per dedicarmi alle pagine elettroniche. Inoltre dovrò collaborare con un progetto, ma vi aggiornerò.

Per concludere, oggi articolo molto breve, vi auguro di essere il cambiamento che volete vedere nella vostra porzione di mondo.

Oscar

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Oggi vi parlo di Oscar. Chi è? E’ un gatto ovviamente. Potete vederlo in foto. Da un po’ di giorni non si vede più davanti alle ciotole dei croccantini. Dovete sapere che qui abbiamo i “gatti da guardia” , come li ho soprannominati. Sono i gatti del giardino, spiriti liberi che in cambio di cibo tengono sotto controllo le presenze di roditori nel prato.

Lui faceva parte della guarnigione ora ridotta ad una presenza: quella di Dorian II. Ma torniamo ad Oscar. E’ apparso quasi per caso un giorno, portato dalla madre. Si è subito attaccato a noi abitanti della casa, ci aspettava davanti alla porta, ci osservava dalla finestra. Quando qualcuno di noi usciva dalla porta subito si parava davanti ad aspettare una carezza, un saluto. Lui ricambiava facendo le fusa tra le gambe.
Quando vedeva che armeggiavo col taglia erba nel prato, lui osservava sornione e con gli occhi seguiva ogni mio movimento. Quando col vicino parlavamo del più e del meno, lui si parava in mezzo e tra le nostre chiacchiere ci scappava un suo miagolio.

Da qualche giorno, come ho accennato, non si vede più. Gli ultimi giorni stava male. Lo abbiamo portato dal veterinario, tentando di rimetterlo in sesto. Ma la terapia è stata interrotta dalla sua scomparsa.

Ogni tanto, guardando dalla finestra, spero in un suo ritorno. Ma ancora niente. Chissà. Mi mancano i suoi agguati per cercare una carezza.

Ciao Oscar. Ovunque tu sia.

Bohemian Rapsody (riflessioni semi serie)

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Lo scorso lunedì, dopo una lunga assenza nelle sale,  sono andato a vedere il film Bohemian Rapsody. Fermi non è una recensione, voglio solo raccontarvi quello che penso dopo averlo visto.

Sono un grande appassionato, quasi tendente al fan, dei Queen. Così tanto appassionato che dopo la dipartita del cantante per me è stato molto difficile continuare ad ascoltare i loro LP. Li ho conosciuti in un negozio di dischi del mio quartiere. Era il 1989 quando riuscii ad acquistare la cassetta dell’album The Miracle. La loro musica mi entrò subito nel cuore e nella testa. Da lì iniziò un innamoramento del quartetto inglese. Il mio walkman era solo per loro. Un anno, per il mio compleanno, i miei amici mi regalarono il VHS del concerto Live at Wembley e li costrinsi a guardarlo con me. Poi col tempo ero riuscito a reperire tutta la loro discografia. Ma nel novembre 1991 tutto crollò. Da lì in poi iniziò un lento oblio, come a volerli conservare dentro di me. E’ accaduto anche con un altro gruppo: i Nirvana, ma ne scriverò in un altro articolo.

Dicevo, lunedì sono andato a vedere il film un po’ per curiosità, un po’ per rivedere un vecchio amore e così è stato. Insomma rivedere, e risentire quelle note, è stato come incontrare un amore passato, una passione sopita. Non è un documentario sulla band, è un film e quindi una storia romanzata, ci sono delle imprecisioni, certo, ma chi se ne frega. La storia tiene, la musica, e che musica, la fa da protagonista. Insomma mentre lo guardavo ripensavo ai giorni passati in loro compagnia, a vedere come Freddie si muoveva sul palco, i suoi abiti e tutta la band e la folla che saltava e cantava. E qui arrivano le considerazioni del nuovo innamoramento.

La prima: peccato non aver partecipato ai loro concerti. Chissà se fosse stato ancora vivo avrei fatto di tutto per assistere ad un loro spettacolo. Peccato che sia morto troppo presto. Se fosse ancora vivo, i suoi baffi tendenti al bianco, la sua voce…

La seconda: ma quando ricapitano gruppi così? . Non si vedono all’orizzonte musicisti e cantanti e gruppi capaci di trasmettere quello che trasmettevano loro e con loro i gruppi “anziani” della musica poprock.
Devo dare ragione a Gino Castaldo che giorni fa scriveva un articolo molto interessante sull’argomento “musica pop rock”

La terza: la forma liquida che la musica, ma non solo, ha intrapreso, la sta trasformando. Digital store, programmi di streamig audio, Mp3, Flac e via discorrendo hanno cambiato in modo indelebile la sua fruizione. Se tornate un po’ indietro col testo riuscite a trovare dei termini che alcuni di noi, intendo della popolazione mondiale, nemmeno conoscono. VHS, musicassetta, walkman sono cose del secolo scorso però era un altro modo di sentire, e non di ascoltare, musica.
Insomma la tecnologia è andata avanti, ma se vogliamo sentire davvero la musica dobbiamo affidarci al buon vecchio vinile. Non agli Mp3, AAC e altri algoritmi informatici.

Concludendo, andate a vedere il film se siete nati sul finire del secolo scorso. Fatelo vedere ai vostri figli, non solo per la storia che il film racconta (altro che talent!), ma soprattutto per fargli sentire della buona musica. Quando tornate a casa andate subito su Youtube e fategli vedere la performance del Live Aid. Le loro orecchie vi ringrazieranno.

Verona e dintorni.

 

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Eccoci qui per raccontare e raccontarvi i nostri giorni veronesi con l’amico giallo. Siamo partiti la mattina presto, col treno AV. Lui era la prima volta che lo prendeva ed era emozionatissmo. La sera prima mi chiedeva il funzionamento del treno, la sua velocità massima. Insomma non stava nella sua pelle gialla ed ogni tanto mi chiedeva una banana.
Dicevamo… appena arrivati in stazione si è subito voluto far fare la foto di rito e poi colazione in terrazza. Via alle 7.15 il treno è partito. Molto velocemente, sul tratto dell’alta velocità, ha toccato i 245 km/h.

Il viaggio è trascorso tranquillamente. Chi ascoltava la musica, chi guardava un film, chi leggeva un giornale. La tranquillità è andata persa una volta fermati a Bologna. Lì i passeggeri che dovevano scendere si sono messi in fila nel corridoio in attesa dell’apertura delle porte. Noi guardavamo sornioni i nostri compagni di viaggio. Il treno si ferma e inizia la fase di discesa. Ad un tratto però, col vagone ancora pieno, la porta comincia a chiudersi e molti non fanno in tempo a scendere. Colti di sorpresa e meravigliati, il treno comincia a muoversi. Chi doveva scendere inizia a urlare, altri a dire: “fermate il treno!”. Ad un tratto un passeggero tira l’allarme credendo, in buona fede, che il treno si fermi. Invece rallenta e arriva la capotreno che si becca la sfuriata di circa 20-25 persone. Lei in evidente difficoltà, una volta ripristinati gli allarmi e verificato che nessuno stava male, ha detto a chi era rimasto a bordo che li avrebbero portati a Verona e poi indietro a Bologna. Dopo questo episodio, lasciamo i nostri compagni, forzati, di viaggio a Verona ed iniziamo la vacanza.

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Verso sera, a piazza Brà, l’amico giallo vuole la foto con dietro l’Arena. Subito accontentato. Stanchi, girovaghiamo per le strade della città. Ero già venuto a Verona ma per lavoro. Non ho avuto tempo di vederla nella sua bellezza. Grazie Alessia, me l’hai fatta vedere con altri occhi e da innamorati.  A proposito di innamorati, eravamo venuti qui anche per accontentare la sua voglia di vedere il famoso balcone della casa di Giulietta. Siamo nella città dell’amore.

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Eccolo qui, ai piedi di Giulietta. Era emozionatissimo. Vedere i biglietti sui muri e le dediche e i lucchetti di tutti quegli innamorati che dichiarano pubblicamente il loro amore lo ha commosso. A dir la verità anche noi abbiamo letto quasi tutti quei messaggi e  abbiamo respirato quell’aria densa e profumosa che solo gli innamorati sanno percepire. Concludiamo la serata con un’ottima cena presso una tipica osteria veneta con polenta, lardo e buon vino ed una passeggiata in città.

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Il giorno dopo ci alziamo presto, colazione e via in stazione per prendere il treno regionale per Venezia.

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Per chi scrive è stata la prima volta nella città lagunare. Sono rimasto estasiato dalla sua bellezza e tipicità. Quelle vie labirintiche, l’odore di salmastro  che c’è nell’aria, i suoi ponti, le gondole col loro sbattere l’onda ti colpiscono subito. Giriamo per tutto il giorno per le sue vie e negozi e ponti. Arriviamo in piazza San Marco e tra l’acqua alta che si sta ritirando riusciamo ad entrare nella basilica. Con una nota applicazione prenotiamo il pranzo e facciamo riposare le nostre gambe provate dal passeggio tra le calle.

Dopo pranzo ci dedichiamo alle foto ricordo del nostro amico per i ponti veneziani.

Ritornati a Verona porteremo per sempre i ricordi di questa incredibile città. Il giorno dopo scegliamo di visitare Mantova.

La città dei Gonzaga. La città dei laghi anche se sta sul fiume. La città di Virgilio.

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Camminiamo tra le strade mantovane. La costante, dato il periodo, è la nebbia. Avvolge la città, i suoi palazzi e i laghi. Città elegante, rinascimentale e medievale. Mi piace pensare come doveva essere a quel tempo. I cavalli coi cavalieri, gli artisti coi loro affreschi, i nobili coi loro vestiti. Si respira ancora quel sapore.
Andiamo alla ricerca della sbrisolona, il famoso dolce mantovano. Trovata, ne abbiamo acquistate due per portarle nella capitale.

Il nostro break autunnale volge al termine. Ci siamo ripromessi di tornare a Venezia e Mantova in un altro periodo per godere a pieno le bellezze che la nebbia ci ha nascosto.

Sul treno del ritorno che ci riporta nella capitale, ci prende un po’ di nostalgia. Nostalgia dei giorni passati a fare i turisti, ai bicchieri di buon vino bevuti e alle foto del nostro amico giallo. Al prossimo viaggio!