spigolature 2

Le feste  stanno per concludersi. Il nuovo anno si sta affacciando. Tutti speriamo che il prossimo  sarà migliore di questo trascorso, ma secondo me dobbiamo prepararci. Prepararci a reinventare le nostre vite e i nostri modi di vita. Spostarsi con le auto sarà sempre più costoso, così come fare la spesa. Prepariamoci, dico io. Chi ha un giardino faccia un piccolo orto. Se potete, ristrutturate le vostre case affinchè consumino meno energia. Sono pessimista? No, sono un ottimista informato! Fermiamoci un attimo e ripensiamo il nostro stile di vita. Dobbiamo farlo.

E poi chi l’ha detto che la crescita a tutti i costi sia la soluzione. Ma perché prima quando non avevamo niente si stava male? Eppure mi ricordo (i miei ricordi da bambino) che c’erano meno cose ma c’era più solidarietà. Si conosceva il vicino ci si dava una mano l’un l’altro. Oggi? Oggi, in nome della crescita, siamo tutti più soli, più egoisti. In nome della crescita ci hanno fatto credere che avendo il riscaldamento autonomo si risparmiava. E’ vero. Se non lo accendi risparmi, ma il buon sano riscaldamento centralizzato era un modo come un altro per condividere le abitudini. Così come il quaderno del fornaio dove segnava la spesa e a fine mese si passava e si saldava. C’era un rapporto fiduciario col negoziante. Ora con questi nonluoghi di centri commerciali tutto si è trasformato. Sono le nuove cattedrali. Sono i nuovi punti di incontro. Eppure non mi sento vintage!

Forse sono fuori mercato. Buon anno a tutti noi nella speranza che sia meno peggio di quanto l’ho descritto!

Ad Maiora!

idee sparse

Credo che stiamo vivendo un involuzione storica. Meglio la storia si ripete o per dirla correttamente (ri)ripete. I lavoratori con le loro lotte sono arrivati ad un walfare lavorativo molto favorevole. Ora con la crisi che sta imperversando ci dicono che se non rinunciamo a un pò di walfare non andremo avanti. Ma allora mi domando: il modello di società che abbiamo costruito è giusto? Si in fin dei conti tutti noi abbiamo in prestito il mondo in cui viviamo, lo abbiamo in prestito dalle nuove generazioni non da quelle che ci hanno preceduto. Allora, mi chiedo, perché non approfittiamo della crisi per costruire un nuovo modello che non sia basato solo sulla crescita ma sul rispetto dell’uomo e sul tempo libero? perché devo lavorare fino a 70 anni 8 ore al giorno, se mi dice bene, se poi trascuro la parte spirtuale, chiamiamola così, della vita? E penso anche che assistere al tramonto, o all’alba, o camminare per i boschi e guardando gli animali e avere rispetto per il prossimo è più importante di qualsiasi ora lavorata.

Mio Cuggino…

Sabato scorso c’è stata una cena tra di noi cugini. Per la prima volta, da quando siamo cugini (si lo so è sbagliato scrivere così ma rende l’idea), abbiamo organizzato la cena. Questa è la prima di cene a “rotazione” che verranno ospitate nelle case. Insomma una bella idea. La cosa che mi ha colpito molto è stato quando hanno cominciato a ricordare la loro adolescenza, i loro ricordi dei Natali passati a casa di Zia. E qui pensavo: “certo come è cambiato il tessuto sociale di noi italiani. Una volta, sentendo i loro ricordi e i miei confusi di bambino di 4 anni, c’era più coesione, spirito di adattamento. Raccontavano di come era il condominio dove tutte le porte erano aperte e tutti si conoscevano e tutti i bambini giocavano tra di loro. Ora è sparito tutto”.

Ecco saranno luoghi comuni, sarà qualunquismo, ma a pensarci bene come si stava meglio in quegli anni. Forse eravamo più poveri di cose (meno tivvù, meno cianfrusaglie elettroniche) ma almeno c’era più solidarietà e più coesione. Forse è proprio questo quello che manca in questo Paese: la solidarietà.