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E’ da poco iniziato settembre. Tutti sono tornati. I lavori stradali riprendono.  Chissà perché non li fanno quando la città è vuota? E’ uno dei misteri metropolitani alla stregua dei coccodrilli nelle fogne, il traffico è ripreso. Il sistema si sta caricando.

In fila in auto tutti hanno i volti pensierosi, molti hanno (re)indossato il vestito dello stress e della velocità. Le vacanze non sono riuscite a far dimenticare del tutto i ritmi cittadini.

Le persone aspettano i mezzi pubblici. Guardano tutti gli orologi, questa mania dovuta all’ansia del minuto. Tutto sta riprendendo. I negozi riaprono, le scuole lo faranno tra qualche giorno.

Personalmente devo ancora riuscire a (ri)prendere i contatti col mondo. Questa vacanza mi ha proprio fatto bene. Avevo scordato quasi tutto.
Ieri la panchina della stazione era frequentata dalla solita gente. La signora anziana con il deambulatore, suo nipote, il signore col cappello che si fa un sonnellino. Insomma pare che il tempo si sia fermato, almeno in stazione.

Buon rientro. Io lo sto facendo ma molto lentamente.

Primo maggio.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. (Art. 3)

Dovremmo porre questa domanda ai nostri politici: “cosa avete fatto, cosa proponete, per attuare il comma dell’articolo 3 della Costituzione?”

Non servirebbero tanti proclami, le flat tax, i redditi di cittadinanza, di dignità, gli 80€ , le “buone scuole”. Servirebbe ricordare a “lor signori” di attuare i principi della Carta e di adattarli ai nostri tempi.

Servirebbe, inoltre, ricordargli di togliere dalla Costituzione il pareggio di bilancio.

Dovremmo iniziare ad essere più solidali tra noi e ritrovare il senso di comunità.

Iniziamo da qui e forse si potrà tornare a festeggiare il primo maggio. Festa della dignità.

Buon primo maggio.

Passeggeri speciali

clochard

Oggi turno mattutino. Prendo servizio alle 5.10, controllo il treno, pronto per partire alle 5.45. Accendo i riscaldamenti delle cabine di guida. Salgono le prime persone. Trovano posto tra i sedili di un treno per lo più vuoto. Il segnale da il via libera, chiudo le porte e il treno inizia a muoversi tra l’oscurità mattutina. All’interno i passeggeri rannicchiati tra i loro cappotti, sonnecchiano e si lasciano cullare dal rollio del materiale.

Il viaggio procede tranquillo, fuori nel buio si intravedono all’orizzonte le prime luci dell’alba. Lo sguardo cade, per qualche istante, sul monitor delle telecamere interne e scorgo una persona dormire seduta con la testa appoggiata al corrimano. Tra una fermata e un’altra butto un occhio al monitor della video sorveglianza. Ancora dorme. Speriamo si svegli alla fermata giusta penso.

Termino la corsa, prendo lo zaino, la chiave per avviare il treno, esco dalla cabina, chiudo la porta mi giro e vedo il passeggero, che osservavo dal monitor, svegliarsi tirare su la testa e con un sorriso salutarmi. E’ un clochard, un barbone. Lo saluto, chiedo se sta bene, lui risponde che va tutto bene, vuole solo stare sul treno, chiedo se vuole un caffè, un latte caldo, lui mi fa no grazie. Indossa un maglione e una t-shirt, pantaloni verdi e scarpe da ginnastica e ha con sé una busta di plastica con la sua vita dentro. Ha una bella barba bianca, curata.

Riprendo la marcia del ritorno, il treno stavolta si riempie di pendolari e studenti. Controllo ogni tanto il monitor e vedo che ancora è sul treno. Le porte di aprono e si chiudono e i vagoni si riempiono. Arrivo al capolinea. Tutti scendono, qualcuno che deve andare in senso opposto sale. Torno nella cabina di coda e lui ancora lì. Chiedo come va o se devo chiamare qualcuno per assisterlo; lui mi dice di no. Peccato non avere tempo per portargli una bevanda. Purtroppo i tempi “metropolitani” sono feroci.

Alle nove del mattino decide di scendere. Lo fa coi suoi tempi. Prende la busta che aveva messo sotto il sedile, si infila un cappotto verde e il cappello in testa. Scende e si avvicina alla cabina. Saluta e ringrazia e mi dice che vuole andare a vedere il mare e poi farsi un giro. Lo saluto e lui ricambia con un bel sorriso. Chiudo le porte. Il treno riparte.

istruzioni per l’uso

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Le vacanze, forse, si avvicinano. In giro per la città già si respira questo clima. Il pomeriggio negozi chiusi e strade deserte. Centri commerciali pieni, purtroppo aggiungo io. Sono luoghi dove stare al fresco. Il centro, non commerciale ma storico, è un via vai di turisti con l’immancabile divisa: cappelletto, pantaloncini, canotta, sandali con fantasmini, bottiglia al seguito. Li vedi aragostati i nordici; paiono pannelli fotovoltaici. Tedeschi, russi e tutti i “vichinghi” che fanno riserva di sole per l’inverno nordico.

Ed io che li osservo, che li porto in giro, al mare. Dispenso informazioni in una neolingua mista di italiano, inglese, spagnolo con qualche spruzzata di francese. Però alla fine, molto alla fine, capiscono, ci capiamo e ci salutiamo allegramente augurandoci buona giornata.

E così scorre la giornata tipo di un “caronte” che scorrazza turisti e concittadini in lungo e in largo tra le pieghe della terra e lo scorrere del metallo sotto i piedi. Invito tutti voi a dare uno sguardo di partecipata solidarietà a chi, nonostante il caldo torrido, le mille difficoltà, vi porta in giro. Basta poco.

 

 

“Nei paesi anglosassoni uno che si spacciasse per elettore di un partito non essendolo, verrebbe considerato con spregio totale tanto dagli avversari quanto dai suoi. Da noi – non c’è niente da fare – la furbizia, che è una delle più spregevoli manifestazioni di assenza di talento, continua a sembrare una virtù. E dire “li ho fregati!” piace da matti, anche se è la voce del ladro a parlare. (Michele Serra)”

Ecco questa pensiero del vulcanico Serra è la sintesi di questa giornata. Giornata campale, giornata di pioggia. Giornata dove alcuni si sono rivelati per quelli che sono. Dopo mi interrogo perché siamo in questa situazione. Tutti a fare i furbi e a pensare a come fregare il prossimo. Ma sì, dai è meglio così. Ecco il pensiero italico che va più di moda. “Li ho fregati!” è attraente! Affascina!

Ma dopo non ci lamentiamo però.