Il periodo più bello

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Inizia, almeno per la Capitale, il periodo secondo me più bello. Strade vuote. Poco traffico. Pochi negozi aperti e molti turisti in giro. Se volete scoprire o riscoprire Roma la settimana ferragostana è la migliore. Scoprirete la vera essenza di questa città cresciuta troppo in fretta che si crede metropoli ma è solo un insieme di paesi. Venite signori, venite a vedere prima che sia troppo tardi o prima che il cemento modifichi irrimediabilmente quel che rimane del verde nella città e del verde dell’agro romano. 

Le XXX olimpiadi sono al termine, il caldo ci sta soffocando, ma una passeggiata notturna per le strade del centro di Roma non ha paragone. 

Buone vacanze, buona permanenza. 

istruzioni per l’uso

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Le vacanze, forse, si avvicinano. In giro per la città già si respira questo clima. Il pomeriggio negozi chiusi e strade deserte. Centri commerciali pieni, purtroppo aggiungo io. Sono luoghi dove stare al fresco. Il centro, non commerciale ma storico, è un via vai di turisti con l’immancabile divisa: cappelletto, pantaloncini, canotta, sandali con fantasmini, bottiglia al seguito. Li vedi aragostati i nordici; paiono pannelli fotovoltaici. Tedeschi, russi e tutti i “vichinghi” che fanno riserva di sole per l’inverno nordico.

Ed io che li osservo, che li porto in giro, al mare. Dispenso informazioni in una neolingua mista di italiano, inglese, spagnolo con qualche spruzzata di francese. Però alla fine, molto alla fine, capiscono, ci capiamo e ci salutiamo allegramente augurandoci buona giornata.

E così scorre la giornata tipo di un “caronte” che scorrazza turisti e concittadini in lungo e in largo tra le pieghe della terra e lo scorrere del metallo sotto i piedi. Invito tutti voi a dare uno sguardo di partecipata solidarietà a chi, nonostante il caldo torrido, le mille difficoltà, vi porta in giro. Basta poco.

qua e la

Sono stanco, sarà il caldo, sarà l’afa che mi opprime. Saranno dei colleghi che ho intorno, ma per fortuna ho la mia ancora di salvezza. Dicevo che sono stanco di vedere il disgregamento culturale e sociale chi mi circonda. Siamo sul fondo del barile e, purtroppo, non ci stiamo accorgendo che stiamo raschiando quel po’ di legno che ci separa dal baratro. Ma tanto fin quando non cadremo nessuno se ne accorgerà.

Le ferie si avvicinano e se ci riuscirò proverò ad aggiornare il blog dalle vacanze. Devo staccare un po’ la spina dal lavoro e devo concentrarmi per ricaricare le batterie ormai in riserva di energia. Sono giornate dure queste, caldo, turni di lavoro ad elevate temperature, persone che sono come i fagioli e cioè che ti parlano alle spalle. Mah?!

A chi mi legge consiglio di prepararsi. Un bella riserva di libri, se si possiede un giardino di dedicare parte di quel giardino ad orto. Prepariamoci signore e signori. Qua e la troviamo i segni (non i cerchi nel grano) della tempesta all’orizzonte. Portiamoci un kway, degli scarponcini e aggrappiamoci…si parte, rotta verso l’ignoto!

Brainstorming, idee sparse ma molto confuse.

Ultimamente sono impegnato in personali divagazioni sulla realtà, meglio sulle realtà, che vivo ogni giorno. Sarebbe meglio chiamarli ambienti, però rende meglio, per quest’articolo, chiamarle realtà. Nella realtà lavorativa mi sento un po’ fuori posto. Mi spiego meglio. Forse è in atto nel mio inconscio quella che chiamo noia da catena di montaggio. Non che il mio lavoro sia diverso dalla catena, però è per far capire bene cosa provo. Si insomma, sono 11 anni che lavoro nello stesso posto; ho un noioso posso fisso ,come ha detto il premier montanaro che ci sta togliendo la nostra libertà ogni giorno, non che abbia iniziato lui per carità, è una privazione giornaliera che viene da lontano. Tornando alla noia del posto fisso, quando ho sentito il montanaro dire così ho pensato: “Hai ragione Monti! Voglio poter cambiare lavoro!”, ma ahimè almeno in Italia il mercato lavorativo è come una mummia. Immobile. Sempre che le mummie non si risveglino poi son dolori.

E quindi mi (ri)trovo ad annoiarmi al mio noioso posto fisso, anche se mi muovo parecchio. Battuta penosa per chi conosce il lavoro che faccio.

E questo è un pensiero molto confuso. Altro pensiero confuso è che sto scoprendo che mi sento antimoderno. Come al solito spiego meglio. Mi sento antimoderno non nel senso che sono contro le nuove tecnologie, anzi, altrimenti non scriverei qui, non avrei dieci indirizzi di posta and so on. Mi sento antimoderno perché non mi riconosco più in questa società che abbiamo costruito.

Non c’è più solidarietà tra le persone. Non c’è più quello spirito di collaborazione. Nella realtà cittadina così come nella realtà lavorativa. Ormai siamo tutti proiettati a dubitare del prossimo. Dubitiamo di tutti. Ma allora, mi domando, stiamo facendo le scelte giuste sui “mattoni societari” che stiamo costruendo? Non lo so. Penso che noi umanoidi siamo una razza strana. Cerchiamo il prossimo, siamo sociali, abbiamo bisogno di comunicare eppure c’è qualcosa che non va. Qualcosa che stride.  Pensiamo a trenta anni fa ma anche di più, ai quaderni del fornaio dove si segnava la spesa e si pagava a fine mese da cosa sono stati sostituiti? Dalla carta di credito! Certo come strumento è comodo, ma ha reciso il rapporto fiduciario col negoziante. E di esempi ce ne sarebbero a bizzeffe.

Oggi, e concludo, parlavo con una persona anziana, si avvicina ai novanta, e lui, forse, mi ha illuminato. Nei nostri discorsi tra caffè e semafori e gocce di pioggia mi ha detto: ” Andrea, è inutile pensare a com’era. Dobbiamo andare avanti. Sempre!” E detto da una persona che si avvicina al secolo sono rimasto spiazzato. Spiazzato perché noto come le persone che, anagraficamente, sono più sagge, hanno ancora la voglia di mettersi in gioco, mentre noi, parlo della mia generazione, i nati dal 70 in poi, non abbiamo. Vogliamo tornare indietro, quando indietro è inutile.

 

giochi troppo

Si gioca troppo. Troppi giochi. Ma vi ricordate la schedina? il mitico “ho fatto 13!!!”  C’era un rituale, quasi quanto andare a messa la domenica. C’era, alle 18, novantesimo minuto! Paolo Valenti che in un circo mediatico molto improvvisato ma ben riuscito, raccontava la giornata sportiva degli stadi, dagli stadi con coloriti inviati.

Ora? Ora tra anticipi, posticipi, anticipi dei posticipi, si gioca sempre e si è perso quel “rituale” domenicale quando i padri si mettevano davanti allo schermo per vedere i gol, i primi replay e moviole, e per sapere la quota dei tredici, dodici.

Si, insomma, la schedina che fine ha fatto?

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Le feste  stanno per concludersi. Il nuovo anno si sta affacciando. Tutti speriamo che il prossimo  sarà migliore di questo trascorso, ma secondo me dobbiamo prepararci. Prepararci a reinventare le nostre vite e i nostri modi di vita. Spostarsi con le auto sarà sempre più costoso, così come fare la spesa. Prepariamoci, dico io. Chi ha un giardino faccia un piccolo orto. Se potete, ristrutturate le vostre case affinchè consumino meno energia. Sono pessimista? No, sono un ottimista informato! Fermiamoci un attimo e ripensiamo il nostro stile di vita. Dobbiamo farlo.

E poi chi l’ha detto che la crescita a tutti i costi sia la soluzione. Ma perché prima quando non avevamo niente si stava male? Eppure mi ricordo (i miei ricordi da bambino) che c’erano meno cose ma c’era più solidarietà. Si conosceva il vicino ci si dava una mano l’un l’altro. Oggi? Oggi, in nome della crescita, siamo tutti più soli, più egoisti. In nome della crescita ci hanno fatto credere che avendo il riscaldamento autonomo si risparmiava. E’ vero. Se non lo accendi risparmi, ma il buon sano riscaldamento centralizzato era un modo come un altro per condividere le abitudini. Così come il quaderno del fornaio dove segnava la spesa e a fine mese si passava e si saldava. C’era un rapporto fiduciario col negoziante. Ora con questi nonluoghi di centri commerciali tutto si è trasformato. Sono le nuove cattedrali. Sono i nuovi punti di incontro. Eppure non mi sento vintage!

Forse sono fuori mercato. Buon anno a tutti noi nella speranza che sia meno peggio di quanto l’ho descritto!

Ad Maiora!

idee sparse

Credo che stiamo vivendo un involuzione storica. Meglio la storia si ripete o per dirla correttamente (ri)ripete. I lavoratori con le loro lotte sono arrivati ad un walfare lavorativo molto favorevole. Ora con la crisi che sta imperversando ci dicono che se non rinunciamo a un pò di walfare non andremo avanti. Ma allora mi domando: il modello di società che abbiamo costruito è giusto? Si in fin dei conti tutti noi abbiamo in prestito il mondo in cui viviamo, lo abbiamo in prestito dalle nuove generazioni non da quelle che ci hanno preceduto. Allora, mi chiedo, perché non approfittiamo della crisi per costruire un nuovo modello che non sia basato solo sulla crescita ma sul rispetto dell’uomo e sul tempo libero? perché devo lavorare fino a 70 anni 8 ore al giorno, se mi dice bene, se poi trascuro la parte spirtuale, chiamiamola così, della vita? E penso anche che assistere al tramonto, o all’alba, o camminare per i boschi e guardando gli animali e avere rispetto per il prossimo è più importante di qualsiasi ora lavorata.

Mio Cuggino…

Sabato scorso c’è stata una cena tra di noi cugini. Per la prima volta, da quando siamo cugini (si lo so è sbagliato scrivere così ma rende l’idea), abbiamo organizzato la cena. Questa è la prima di cene a “rotazione” che verranno ospitate nelle case. Insomma una bella idea. La cosa che mi ha colpito molto è stato quando hanno cominciato a ricordare la loro adolescenza, i loro ricordi dei Natali passati a casa di Zia. E qui pensavo: “certo come è cambiato il tessuto sociale di noi italiani. Una volta, sentendo i loro ricordi e i miei confusi di bambino di 4 anni, c’era più coesione, spirito di adattamento. Raccontavano di come era il condominio dove tutte le porte erano aperte e tutti si conoscevano e tutti i bambini giocavano tra di loro. Ora è sparito tutto”.

Ecco saranno luoghi comuni, sarà qualunquismo, ma a pensarci bene come si stava meglio in quegli anni. Forse eravamo più poveri di cose (meno tivvù, meno cianfrusaglie elettroniche) ma almeno c’era più solidarietà e più coesione. Forse è proprio questo quello che manca in questo Paese: la solidarietà.

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Giorni convulsi questi. Crisi di governo, democrazia in piazza, lavoro in bilico. Sempre più spesso credo che dovrò trovare nuove strade visto come si stanno mettendo le cose. Lo stato sociale il prossimo anno morirà spazzato via da questa classe dirigente che non è in grado di gestire al meglio il bene comune.

Sempre più convinto che ci sarà un’ondata che spazzerà via tutti e tutto. Solo chi è onesto e coerente si salverà. E per la serie la coerenza è il mio punto forte, vi riporto un po’ di notizie ANSA di qualche anno fa. E ricordiamoci che la memoria ci rende liberi.

 

“L’idea che a un capo di Stato in visita nella capitale del nostra nazione (George W. Bush, ndr) non sia possibile visitare una chiesa e la sede di un’associazione sociale in un quartiere di Roma è un duro colpo per l’immagine della nostra città e dell’Italia. Roma è la capitale, la sede della Città del Vaticano, del turismo e dell’accoglienza e non può subire una simile offesa. Mi pare quindi inaccettabile che il sindaco di Roma Veltroni, che si è sempre qualificato come il garante dei valori di apertura e solidarietà della nostra città, di fronte a questa pessima figura non trovi niente di meglio che esprimere generiche preoccupazioni e fare il Ponzio Pilato. La realtà è che ancora una volta Roma, amministrata dal centrosinistra, e la nostra nazione governata da Prodi si sono dimostrate prigioniere dei ricatti politici delle violenze di piazza dell’estrema sinistra e di chi nel governo si incarica di rappresentare questi estremisti”.
(on. Gianni Alemanno, An, Ansa, 8 giugno 2007).

“Tutta la città di Roma deve un profondo ringraziamento agli oltre diecimila uomini in divisa che ieri, con il loro impegno, con il loro coraggio e con la loro pazienza, hanno impedito che gli scontri di piazza organizzati contro il presidente Bush dilagassero in tutta la città. Nessun ringraziamento va invece fatto ai promotori delle manifestazioni che dovrebbero essere consapevoli del fatto che, organizzando proteste in concomitanza con eventi critici come quello di ieri, non possono non creare l’occasione per incidenti e violenze da parte delle frazioni più estremiste. Nelle violenze c’è una responsabilità oggettiva che coinvolge tutta l’estrema sinistra, parlamentare e non, che ha fortemente voluto demonizzare la visita a Roma del presidente Bush. Mi auguro che il problema dei gruppi estremistici nella Capitale non venga archiviato in attesa passiva di nuovo scontri e di nuove violenze. C’è infatti, nella nostra città un vasto arcipelago di gruppi estremistici che predicano ogni giorno la violenza come strumento di lotta politica e che poi la praticano ogni qual volta hanno un’occasione di visibilità e di agibilità. Questo arcipelago viene mantenuto artificialmente in vita, tollerando occupazioni e illegalità diffusa che creano uno spazio antagonista fuori da ogni controllo”.
(on. Gianni Alemanno, An, Ansa, 10 giugno 2007).

“Un gruppo di giovani appartenenti a formazioni di destra hanno tentato questa mattina, poco prima dell’arrivo del presidente americano Bush a Nettuno, di sdraiarsi per terra nella piazza verso la quale il capo della Casa Bianca era diretto, per bloccare il corteo.   I ragazzi, una trentina secondo la Polizia, sono stati dispersi dalle forze dell’ordine, che ne hanno fermati alcuni e li hanno portati al commissariato di Anzio per essere interrogati, altri sono scappati. Già nei giorni scorsi volantini scritti da organizzazioni di destra erano circolati nella zona ‘Contro lo sbarco americano a Nettuno’… Sugli incidenti avvenuti a Nettuno, la federazione romana del Msi ha emesso un comunicato per stigmatizzare il comportamento di Polizia e Carabinieri. I giovani del Fronte della Gioventù – afferma la nota – erano guidati dal segretario nazionale Gianni Alemanno. Quando i manifestanti si sono gettati a terra – conclude il comunicato – hanno innalzato striscioni con le scritte ‘Alleati sì, servi no’ e a favore di una piena autonomia dell’Italia all’interno della Nato… L’ufficio stampa del Msi ha diffuso una nota in cui è detto: ‘Appare inaccettabile e incomprensibile la durezza inaudita usata dalle forze di polizia contro i giovani missini, contro i quali sono stati usati metodi che appartengono solo ai regimi liberticidi e che hanno giustamente indignato i cittadini di Nettuno’…”.

(Ansa, 28 maggio 1989).

“Tredici aderenti al Fronte della Gioventù sono stati arrestati a causa degli incidenti avvenuti ieri mattina a Nettuno, poco prima del passaggio del corteo con il presidente degli Stati Uniti e la moglie, che si recava in visita al cimitero americano. Tra gli arrestati, Giovanni Alemanno, segretario nazionale del Fronte della Gioventù. Le accuse sono quelle di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, tentativo di blocco di un corteo ufficiale… Durante gli incidenti un funzionario di polizia, un agente e un carabiniere sono rimasti feriti in modo non grave. Poco dopo l’arrivo di Bush a Nettuno, alcuni aderenti al Fronte della Gioventù hanno organizzato un sit-in con cartelli di protesta e, dopo un primo invito ad abbandonare la carreggiata da parte della polizia, al quale non hanno aderito, sono stati trascinati via di forza. Anche alcuni cittadini, che erano in attesa del passaggio di Bush, hanno rincorso i manifestanti perché ritenevano che avessero disturbato in modo provocatorio un avvenimento che a Nettuno era particolarmente sentito. Le segreterie nazionale e provinciale del Fronte della Gioventù hanno stgmatizzato il comportamento della Polizia e dei Carabinieri i quali, si legge in una nota, ‘hanno aggredito brutalmente i manifestanti, colpendoli con calci e pugni e con la bandoliera usata come frusta e hanno colpito alcuni giovani con le radio portatili in dotazione’. Per quetso motivo il Fronte della Gioventù ‘chiede l’immediata scarcerazione dei 13 giovani arrestati e l’apertura di un’inchiesta da parte della magistratura per accertare le responsabilità di chi ha dato l’ordine di aggredire e disperdere, con inusitata violenza, una manifestazione che aveva carattere pacifico e non violento'”.
(Ansa, 29 maggio 1989).

“Gianni Alemanno, il segretario nazionale del Fronte della Gioventù, e gli altri missini che erano stati arrestati a Nettuno, sono stati scarcerati. Lo ha reso noto un comunicato del Msi, precisando che Alemanno è stato interrpogato in carcere dal magistrato, che gli ha poi concesso gli arresti domiciliari. Nel comunicato si afferma che ‘la manifestazione di Nettuno voleva rappresentare un monito per chi troppo facilmente dimentica il nostro passato e offende la memoria di migliaia di caduti che si sono battuti per la dignità della Patria, mentre altri pensavano solo a guadagnarsi i favori dei vincitori'”.
(Ansa, 30 maggio 1989).