Venticinque.

Nel mese di settembre alcuni macchinisti della metropolitana di Roma e delle Ferrovie ex concesse hanno festeggiato i venticinque anni di lavoro. E chi scrive, fa parte di quel gruppo.

Assunti nel 2001 di strada se n’è fatta, venticinque anni di rotaie fa quasi 840,000 km percorsi quasi ventuno volte il giro del mondo.

Alcuni di noi continuano a trasportare lavoratori, studenti, turisti tra le gallerie romane e le ferrovie che vanno al mare o attraversa le province nord del Lazio fino a Viterbo. Altri hanno smesso di guidare e ora si trovano a ricoprire turni per garantire la regolarità del servizio oppure svolgono attività di formazione. Altri ci guardano da lassù col loro sorriso sornione e ci accompagnano ogni giorno nel nostro lavoro. 

Per festeggiare questo traguardo, come da tradizione, abbiamo organizzato un pranzo per stare insieme e per scherzare e ridere e ricordare questi anni trascorsi nel trasporto pubblico. Col tempo questi pranzi si sono trasformati e con lo scorrere del tempo sono diventati più, diciamo, tranquilli. Ancora si ricordano sbronze in campagna di qualcuno di noi che aveva esagerato col vino. E l’ultimo in ordine di tempo mi ha stupito per la sua normalità. Certo c’era chi col suo vocione ci ha intrattenuto e ci ha ricordato che le visite audiometriche sono importanti, altri presi a parlare delle prossime votazioni sindacali, altri ancora presi dalle vicissitudini lavorative e di famiglia. Ma poi il pranzo è una scusa per stare insieme.

E’ un peccato che per questi traguardi le nostre aziende non organizzino un simposio come una volta si faceva. Col tempo si è perso quello spirito di “famiglia” che prima si respirava, con tutti i limiti e problemi che una “famiglia” comportava per carità.

Quel gruppetto di ragazzi che si affacciavano nel mondo del trasporto pubblico sono diventati uomini, in fondo pian piano il treno ti trasforma nel bene o nel male (gli “anziani” ci dicevano: “Stolavoro è come una lima sorda”). Trasforma i caratteri e li rende più pazienti di fronte ai piccoli problemi oppure si è costretti a prendere scelte in un attimo per andare avanti; i guasti dei treni, se vogliamo, si possono paragonare ai problemi che una persona incontra durante il sentiero della vita e così il carattere di ognuno di noi non è più quello di quando è entrato e affrontava con ansia le problematiche che gli si presentavano davanti sul quadro degli strumenti della cabina di guida.

E’ forse questo è il bello di questi pranzi, incontrarsi per vedersi trasformati e festeggiare insieme la vita che ci ha fatto conoscere ormai venticinque anni fa e ancora ci fa camminare insieme tra gli imprevisti di tutti i giorni. Ora è tempo di organizzare il prossimo pranzo, con l’augurio di ritrovare sempre quel sano spirito goliardico che ci ha sempre contraddistinto. Auguri a tutti noi!

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Le vacanze, forse, si avvicinano. In giro per la città già si respira questo clima. Il pomeriggio negozi chiusi e strade deserte. Centri commerciali pieni, purtroppo aggiungo io. Sono luoghi dove stare al fresco. Il centro, non commerciale ma storico, è un via vai di turisti con l’immancabile divisa: cappelletto, pantaloncini, canotta, sandali con fantasmini, bottiglia al seguito. Li vedi aragostati i nordici; paiono pannelli fotovoltaici. Tedeschi, russi e tutti i “vichinghi” che fanno riserva di sole per l’inverno nordico.

Ed io che li osservo, che li porto in giro, al mare. Dispenso informazioni in una neolingua mista di italiano, inglese, spagnolo con qualche spruzzata di francese. Però alla fine, molto alla fine, capiscono, ci capiamo e ci salutiamo allegramente augurandoci buona giornata.

E così scorre la giornata tipo di un “caronte” che scorrazza turisti e concittadini in lungo e in largo tra le pieghe della terra e lo scorrere del metallo sotto i piedi. Invito tutti voi a dare uno sguardo di partecipata solidarietà a chi, nonostante il caldo torrido, le mille difficoltà, vi porta in giro. Basta poco.